Tecnosupporti alle scarpinate fuori porta (PROLOGO)

Se per scampagnata “avventurosa” si intende la passeggiata tra la Fonte del Baregno e il Sasso della Regina, equivalente a una strusciata di Corso, non vi sono problemi logistici, né di orientamento né necessità di pianificazione di viaggio, l ‘acqua è assicurata e vanno bene anche le ciabatte. Certo, dalle nostre parti non è che si abbiano a disposizione lande desertiche o catene andine ma se si bramano certi circuiti, magari di una ventina di chilometri, su coste e crinali del nostro Appennino o Pratomagno, allora qualche risorsa in più conviene metterla in conto.

Su siti web CAI e assimilati trovate fiumi di saggi e anche pratici consigli su preparazione fisica (compresa la conoscenza dei propri limiti), alimentazione e abbigliamento. Vanno assolutamente imparati e poi seguiti per quanto possibile. Poi c’è l’arte del backpacking, dove se uno è appena-appena coscienzioso si fa uno zaino da 20 kg così schiatta subito e amen. Anche qui occorre imparare dagli esperti e poi eventualmente adattare le cose a ragion veduta, ma mai improvvisare.

 

Esamino per trekkisti: lungo un sentiero segnato, in presenza di questo cartello: a) è palese la proibizione di camminare eretti, ma non strisciare, quindi si prosegue col passo del leopardo; b) si prosegue con lo skateboard, unico mezzo non proibito; c) ma vaff….

Va bè, non ci vuole molto a scoprire l’arcano, cionondimeno la circostanza si meritava un po’ di ironia.

 

Alla fine, spesso un po’ in ombra rispetto al battage di coloratissimi e costosissimi capi d’abbigliamento o altri accessori hi-tech modaioli, c’è il supporto alla gestione dell’itinerario. Quest’ultimo può essere pianificato o – entro limiti ragionevoli – improvvisato, ma è necessario che in ogni istante si abbia cognizione di dove ci si trova, da dove si è venuti, verso dove si vuole andare, quanto manca a destino, quanto si è distanti dal punto base/partenza, dove sono i possibili ripieghi in caso di necessità. Trovatevi sulla Gorga Nera, con un temporale in arrivo, con annesso nebbione, e magari d’autunno quando la coltre di foglie rende indistinguibile il sentiero e poi si afferra il discorso. E forse merita un po’ più di attenzione della t-shirt ultimo grido .

 

Dopo che uno trova spesso cacchine sopra cippi granducali o altre prominenze, comincia a sospettare ci sia un nesso di causalità … Dicono che sono i lupi, che in tal modo, da buoni predatori, segnano il territorio. Anche questo quindi è un segnale, no?

 

Non c’è bisogno di dire che in inverno le cose peggiorano notevolmente e, pur non raggiungendo le insidie alpine o anche solo apuane, non vanno sottovalutate. Consideriamo inoltre che le sane mete di natura profonda sono anche assai scoperte da servizio cellulare e non tutti possono permettersi un telefono satellitare.

E la segnaletica sentieristica? Il CAI e le pro-loco lavorano d’impegno e dedizione ma non possono fare miracoli. Ci sono posti dove i segnavia hanno vita dura e potrebbero anche non reggere ai vituperi ambientali. O rimanere occultati. Ecco perché non bisognerebbe mai far dipendere un percorso esclusivamente dai supporti segnaletici locali, che – a mio parere – dovrebbero essere intesi come comodissimo ausilio di conferma di autonome capacità di orientamento e consapevolezza del tracciato.

 

La segnaletica CAI e assimilata: quella verticale….

 

… e quella orizzontale, così detta per convenzione ma difficilmente realizzata con strisce in carreggiata… La segnaletica informa e guida, è il faro della foresta. Ma se il faro per qualche ragione si spegne, occorre nondimeno essere in grado di districarsi.

 

Appunto, il picchetto abbattuto, ritrovato al ritorno e colpevole del nostro spensierato off-route (guai a voi se dite “fuori-rotta”!) sui bei pascoli tra Miratoio e il Sasso di Simone. Il nostro peccato veniale è quello di goderci continuamente panorami e particolari locali, fotografare, ciarlare e così via con simili deprecabili comportamenti, che però compensiamo con check strumentali di percorso periodici o in presenza di sospetti, bivi, punti particolari ecc.

 

Nella contingenza, la ripresa del sentiero fu poi frammista a eccitanti aggiramenti di abbeveratoi, arbusti, nuvole di minacciosi tafanoidi e gruppi di incuriositi bovini ed equini, cosa che ha reso la tracciatura GPS un comico aggrovigliamento. Stessa cosa al ritorno, ma stavolta il girovagamento è al 90% doloso (vedute panoramiche, flora e vegetazione, curiosità varie …).

 

E allora dàgli di carta e bussola. Che sembra antiquato ma, se non altro, rappresenta un necessario gradino formativo e cognitivo, oltre  a rimanere comunque il livello di affidabile ripiego laddove la tecnologia venga meno, come ben sanno gli skipper. Sul loro corretto uso per “fare il punto” – o, più in generale, “orienteering” – trovate diverse risorse in rete. Ma il loro uso è utile anche per godersi maggiormente panorama e scenario: “che monte è quello?”, “e quanto è alto?”,“da dove viene questo torrente?”, “dov’è l’area attrezzata più vicina?” e giù a iosa. Rimanere consapevoli di quello che ci sta attorno o semplicemente soddisfare delle curiosità aumenta il godimento e l’immersione mentale nel contesto. Va’ da sé che la carta dev’essere reperibile e appropriata, cosa che purtroppo dalle nostre parti lascia ampie zone di deludente o mancato assolvimento.

 

Il mega-incrocio (difatto una tangenza) tra il CAI3 e il CT4, poco sotto il Falterona a quota 1543. Punti come questo possono talvolta risultare disorientanti o – se presi sovrappensiero –  ingannevoli, e bisognerebbe sempre fare il punto su carta (o GPSr), osservare attentamente la segnaletica e l’ambientazione da tutte le angolazioni, voltandosi anche verso la propria provenienza per farsi un quadro prospettico completo, utile non solo per inforcare il giusto percorso ma anche per configurare una eventuale visuale soggettiva al ritorno (backtracking). Anche se nella contingenza non ce n’è stretta necessità, deve diventare una sana abitudine.

 

Ogni preoccupazione di non poter ritrovare la via di casa, o comunque gestire imprevisti, viene meno quando il tour è organizzato e gestito da professionisti, quali sono ad esempio quelli proposti dal CAI nostrano , o nel policromo calendario delle aree protette della provincia, APPA per gli amici,  o da gruppi esperti come l’affratellato Trekkinando.

A proposito di Trekkinando, avete notato quella strana cartografia pseudo-topografica, con rosseggiante tracciona del percorso che correda la descrizione degli itinerari sapientemente recensiti con anche attraenti carousel fotografici? Ebbene, quella è una nota cartografia elettronica da escursionismo, commercializzata da un fabbricante di ricevitori GPS che detiene il quasi monopolio in materia. Questa cartografia può risiedere nel PC per tutte le agevolazioni del caso (studio, pianificazione, marcatura POI e waypoint, analisi, post-processo) ma – fatto importante – può essere caricata sul GPSr per il suo sfruttamento sul campo, real-time. E quella tracciona rossa è giusto quanto registrato dal GPSr durante un reale percorso, a completamento dei nostri ricordi al pari delle foto e magari servirà in seguito nuovamente sul campo come guida. E pure per altre cosine simpatiche. Ma – tenere presente – non sostituisce (ancora) una buona carta a grande scala!

 

Alla prima esperienza in zona, complice al solito la tipica andatura gongolante e spensierata, la deviazione che fa proseguire il GEA/00 per la cima Falterona anziché scendere lungo il CT4 fu saltata di un centinaio di metri, laddove un check GPS sentenziò la necessità del dietrofront. Trovato il sospirato bivio, capimmo le ragioni del salto: la bandierina sul faggio era ben visibile da chi proveniva dal senso opposto ma non altrettanto venendo dal Falco. Inoltre il segnale verticale era stramazzato (in foto, il pietoso riposizionamento). Tanto per sottolineare come, nel fai-da-te, sia sempre necessaria la capacità di autogestione del percorso.

 

E con questo ci siamo alfin diretti verso quello che vorrebbe essere l’argomento delle eventuali successive puntate, sempreché la cosa vi interessi nella misura in cui il sottoscritto sarà in grado di affrontarla. L’idea sarebbe di ripartire da una argomentazione affine contenuta in un articoletto , come sempre in tono assai scanzonato e ben confuso, a suo tempo pubblicato sul consanguineo sito di Arezzo Astrofili. Ha già qualche anno (che in tecnologia consumer son quasi decenni) ma potrebbe rappresentare una dignitosa base per riscaldare i motori, rispolverare i suoi contenuti, aggiornare ciò che ne ha bisogno e magari esporre e approfondire qua e là tecniche, metodi e circumvoluzioni di possibile interesse al nostro grande tema di fondo. Ovviamente senza mai pretese o velleità, giusto chiacchierate da happy hour e senza mai dissanguare il già triste borsellino.

Saluti da Carlo Palazzini

 

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