L’alba dalla Croce

Casomai qualcuno si fosse stancato (cosa peraltro assai improbabile) di medesime esperienze lungo i sentieri del Pratomagno, un’occasione per sensazioni collettive un po’ più intense è stata la camminata notturna dello scorso 13 agosto.

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Promossa e organizzata da diversi enti e associazioni locali, col patrocinio della regione e a suggello della novella Carta dei Valori del Pratomagno, a favore di chi non si trovava contestualmente in villeggiature esotiche, ha previsto partenze organizzate da vari punti noti sui versanti dell’alpe. Tutte, ovviamente, a notte giovane in modo da assicurare un arrivo al culmine ben in tempo per l’albeggio. Anche per gli sfiatati come lo scrivente, che aveva già scorrazzato per Raggiolo, uno dei citati punti di partenza e qui protagonista, per tutta la precedente serata, grazie a conoscenze di locali brigatisti peraltro già presenti in precedenti articoli pratomagnici.

 

Alle 01:00, dopo i convenevoli d’occasione nel punto di ritrovo, il gruppo muove da S. Michele risalendo il caseggiato seguendo l’erto percorso interno che è anche CAI 30. Rispetto alla descrizione dello stesso in precedente articolo, sarà utilizzata una variante di addolcimento-allungamento nella sua parte bassa e che andrà a sfiorare il Barbozzaia. Ma, gira-che-ti-rigira, saranno sempre da risalire 1000m quasi-tondi e monotòni (quindi ascensioni totali e gap altimetrico praticamente coincidono) fino a ritrovare lo 00/CT di crinale al bordo del Masserecci.

All’interno del bosco di castagno, con l’aria tersa e fresca e la mezzaluna appena tramontata, le sensazioni sono profonde, come il cupo sottobosco a tratti percorso da labili sciabolate di torce LED frontali e anche da fugaci segnali di fauna locale disturbata dal nostro passaggio.

 

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La tappa al tumulo del Poro Mondo, l’oliandolo del Valdarno, è d’obbligo così come un suo pietroso contributo (ma che leggenda vorrebbe portato appresso da lontano e non raccolto in loco) e se ne approfitta per riprendere fiato. Qui il castagno lascia campo al faggio ma, viste le contingenze, il buio attorno tale rimane.

Segue tutta una tirata fino a quota 1450, dove la Costa dei Ciliegi tende a raccordarsi con l’arbusteto che annuncia la prateria e dove l’aria prima docile e fresca diviene tagliente e gelida e lo stormire di fronde lascia immaginare come sarà là sul nudo crinale! Il gruppo approfitta di una radura per una sosta prolungata (qualcuno pisolerà pure tra i cespugli!), ricompattandosi e dando possibilità di imbacuccarsi ben bene prima di uscire per il rush finale.

Dalla radura, un po’ supini, zero-luna, pupille ormai stabili a f/2.8, la visione della volta stellata in aria cristallina è fenomenale! La Via Lattea di per sé quasi abbaglia e Cassiopea, Perseo, Cigno e triangolo estivo sono come fanali, figuriamoci altri astri – come Capella – su fondo nero! Chissà come sarebbe stato con anche la congiunzionona Luna-Marte-Saturno-Antares che però se n’è appena andata.

Sbucati a una Pozza Nera in secca, il sinuoso crinale che porta alla Croce è ormai ben distinguibile… se solo si potessero tenere gli occhi aperti!
Gli ultimi, altalenanti 2.3 km si fanno con un colpo di reni, un occhio alla croce e un’occhio (sempre lo stesso, l’altro è coperto dal cappuccio, appunto…) al crescente rossore orientale, ma è sempre un altro centinaio di metri di ascensioni aggiuntive e non è che poi nelle correlate discese le gambe si riposino!

 

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Alla Croce, grazie all’incipiente morire della notte, si distinguono i molti – diverse decine – che ci hanno già preceduto: chi sul lato est che già guarda il crepuscolo, chi su quello opposto, sul gradone che da’ sul Valdarno, nel vano tentativo di sottrarsi un po’ alla feroce tramontana, sacco a pelo compreso.

 

Poi, poco dopo le 6 a seguito di un’aurora niente male, ecco il primo spicchio di sole, grossomodo ENE sulla direttrice Valle Santa – Fumaiolo – S. Marino. La sua calda luce mette ben in vista le basse nubi sulle valli appenniniche, mentre il resto del cielo è di fatto sereno-piatto (una unica, vistosa nuvolina a disco volante proprio lì sopra si è appena dissolta).

 

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Fotografare è una passione ma anche un atto documentale che in occasioni rare e preziose diventa quasi obbligo. Ma non è facile in queste condizioni e con questi soggetti, dove l’anziana brigidina (diamo la colpa a lei, va’!) mostra i suoi limiti con autofocus errabondo, esposimetro che pretenderebbe tempi da cavalletto e vento che pregiudica ogni velleità di stabilità di mano, occhio e fotocamera. Ma va bene così.

 

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Passato lo spettacolo della levata, rinunciando ad ulteriori ustioni da vento, ci incamminiamo verso l’accogliente area attrezzata innominata (anche le locandine di evento devono riferirsi alla stessa come “area griglie”, “sotto la croce”, “area rifugio”…. ma non potremmo finalmente battezzarla come degnamente si meriterebbe?), dove la pro-loco di Cetica ha allestito uno spaccio di caffè, cacio e salumi.

L’idea era di tornare al mezzo parcheggiato a Raggiolo via l’attraente 42A ma confesso che l’offerta di un passaggio in auto non l’ho saputa rifiutare…

Un ringraziamento a tutti gli organizzatori.

 

Colgo l’occasione per ricordare come i due articoli Storia di un macigno, collegati alle vicende hinkleriane degli scorsi anni, formano adesso un fascicolo accessibile dal sito Croce del Pratomagno.

Informo inoltre che la speciale mappa topo-sentieristica centrata sul Hinkler Ring (PDF, 3MB) può essere richiesta inviando email a the.hinkler.ring@gmail.com.

Saluti a tutti da Carlo

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