Verna, la foresta ferita

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A un mese dalla violenza inaudita che la natura si è inferta, siamo tornati lassù, nel versante sud del Sacro Monte, dove la furia atmosferica ha infierito sull’amata foresta.
Il buonsenso ha consigliato di aspettare un ragionevole lasso di tempo affinché chi di missione a sgomberi e messa in sicurezza dei principali camminamenti potesse lavorare senza pure grattacapi da turisti d’intralcio.

Siamo risaliti col medesimo CAI 051, percorso e citato poco prima del nefasto evento, tempi che ora possono sembrare decenni fa.

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La splendida faggeta del Bosco delle Fate (area del Fondo della Melosa) mostra qualche sofferta perdita in colonne secolari e immancabili effetti-domino, ma come più volte detto ogni inverno reclama il suo tributo e per ora non vediamo sintomi catastrofici.
Nell’ultimo tratto della risalita, quando si intravede il soprastante accesso carrabile, si comincia però a percepire qualcosa di molto peggio… un brivido gelido, che presto si trasforma in angoscia…

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… siamo senza fiato, e non certo per la salitella! Vero, avevamo visto le immagini nelle cronache locali, ma trovarcisi è un’altra cosa! La percorribilità d’accesso al convento ora è assicurata ma tutt’attorno la visione è apocalittica! La panchina aiuta a incassare l’impatto…

Per le prossime immagini i commenti sono inutili.

Verna windstorm

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Una mano santa (per così dire) ha salvato la Cappella del Fondo (ha un buco sul tetto ma la struttura sembra sana) e “l’orso” di pietra. Visti gli sbriciolamenti causati dai massicci tronchi attorno, è un piccolo sollievo per l’animo.

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Verna windstorm

Proseguiamo per la Croce alla Calla e fino ai piedi del Penna (CAI 50 + 056). Oltre al solito cronico tributo invernale (compreso qualche macigno rotolato giù dal calcio del Diavolo), qua non notiamo eventi drammatici, neanche sulla fitta abetina del vicino Calvano.
Si ha poi l’impressione che i faggi apparentemente precari, perché abbarbicati a labili arenarie e che sembrano reggere l’anima coi denti, abbiano poi resistito meglio di tanti altri. Bah!

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I fiorellini primaverili, verso cui sapete abbiamo un debole, ci risollevano l’umore. Abbondanti i ciuffi di primule, poi, invero molto localizzate, scille, ranuncoli dell’erba-trinità in due tinte, latree, anemoni… Vita che rinasce, vita che continua…

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Come già ricordato la scorsa puntata, il nostro pensiero va anche a chi, in quella nefasta giornata, ha perso ben di più.
Lasciateci dire comunque che questi posti, i boschi secolari, gli stessi sentieri che portano al Sacro Monte e che sentiamo dentro come luoghi di pace, sembrano feriti ancora più profondamente da tanta rabbia della natura.

 

Saluti (mesti) da Carlo e Gianfranco

3 Comments
  • Simo87
    Posted at 21:51h, 22 Aprile

    Ci vorranno anni prima che torni come era, ammesso che venga curata e non lasciata allo sbando!

  • Ilias
    Posted at 21:22h, 16 Maggio

    Solo una correzione, la ferita non la si è inferta la natura, è una delle tante procurate dall’attività inquinante insensata e malsana dell’uomo.

  • Simo87
    Posted at 09:17h, 17 Maggio

    Io non ho mica capito cosa intendi dire… Quasi tutta la foresta nel Parco oggi è come la conosciamo perché l’uomo ne ha preso cura nei secoli. Oggi però è lasciata un po’ troppo a se stessa: gli alberi a volte finiscono per essere troppo alti e troppo ravvicinati e forse anche poco adatti in qualche zona.
    Ma la tua frase detta così non capisco che senso abbia.

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