Solstizio d’inverno: come si celebrava in passato?

Il 21 dicembre alle ore 16:59 si verificherà il solstizio d’inverno, come ogni anno…

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Durante il solstizio il sole raggiunge i punti estremi del suo percorso. Il giorno del solstizio d’estate il sole sorge nel punto più ad est/nord-est sul nostro orizzonte osservativo, e tramonta nel punto più ad ovest/nord-ovest, dopo essere transitato nel meridiano nel suo punto più alto. Nel solstizio d’inverno succede il contrario ovvero sorge nel punto più ad est/sud-est e tramonta nel punto più a ovest/sud-ovest, transitando sul meridiano nel suo punto più basso. Descrive così 2 archi uno, quello estivo, più alto e ampio e l’altro, quello invernale, più corto e basso. Ne viene da sé che la durata del dì, quindi delle ore di luce, sia maggiore d’estate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per dirla in maniera un po’ più tecnica, il Sole raggiunge un’altezza massima di 70° sul meridiano d’estate, osservando dalla nostra città Arezzo, mentre d’inverno il punto minimo di altezza è 23°.

Il punto azimutale in cui sorge il 21 giugno è 56° e 122° il 21 dicembre, e il tramonto è rispettivamente a 304° e 238°.

Queste sono le coordinate celesti entro cui il nostro Sole si muove durante il suo percorso annuale dal nostro punto di osservazione. Dal solstizio d’estate in poi, lo vediamo sorgere e tramontare sempre più a sud, verso sud, e transitare sempre più in basso, in una discesa che si arresta al solstizio d’inverno per poi ripercorrere a ritroso. Ecco appunto il nome “solstizio”, punti d’arresto.

L’analemma è quella particolare forma geometrica che rappresenta la differente declinazione del sole durante l’anno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Oggi sappiamo che la nostra stella ogni anno compie il suo cammino, si arresta e torna indietro, avanti e indietro. Questa per noi è una certezza. Ma non sempre è stato così….

Mettiamoci un po’ nei panni dei nostri antenati, quando il mondo e il cielo e il tutto era governato da forze oscure, da divinità capricciose, volubili, che amavamo gli esseri umani ma ne erano anche invidiosi e non perdevano occasione per fare qualche scherzetto….Pensiamo ai nostri antenati che vivevano di sole esperienze quotidiane, e non avevano le prove, che oggi chiamiamo scientifiche, che il sole ogni mattina sarebbe risorto, e soprattutto non avevano la certezza che alla fine di ogni ciclo annuale il sole si sarebbe arrestato e sarebbe tornato indietro. E se per un capriccio degli dei il sole avesse continuato nel suo percorso verso sud, verso il basso? Beh, allora il sole sarebbe sparito sotto l’orizzonte lasciando la terra al buio, un po’ come accade nella notte invernale artica, e il gelo e l’oscurità avrebbero sconfitto la luce.

Per loro fortuna, anzi è proprio il caso di dire grazie agli dei, il sole si è sempre fermato, il 21 dicembre, ecco perché questa data è celebrata da tutte le culture come il momento di rinascita e di vittoria.

I Romani celebravano la festa pagana del Dies Natalis Sol Invictus, appunto il giorno della nascita, o rinascita, del sole non vinto, non sconfitto, perché non è sprofondato nelle tenebre ma ha vinto contro le forze del male. Questa festa pagana era celebrata il 25 dicembre. Nel 330 d.C. l’imperatore Costantino convertitosi al cristianesimo, trasforma la festa pagana nel Natale cristiano, proprio per il carattere fortemente simbolico di questo giorno, di questo momento astronomico. L’importanza simbolica la ritroviamo in tutte le antiche civiltà, che associano questo giorno e questo periodo alla rinascita, e celebrano le divinità solari.

I Norreni celebravano la festa di Yule, per 12 giorni a partire dal solstizio d’inverno, in onore di Freyr dio della bellezza e della fecondità, colui che governa la pioggia e il sole.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nei paesi dell’Asia Centrale il 21 dicembre si celebra la festa zoroastriana di Shab-e-Yald?, la notte della rinascita, legata al culto di Mithra divinità solare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il 21 dicembre nell’Antico Egitto si celebrava il giorno della semina dopo il ritirarsi delle acque del Nilo, questo evento veniva celebrato in maniera grandiosa in tutto l’Egitto, ma è nel complesso templare di Karnak che raggiunge la sua massima espressione, che è possibile ancora oggi ammirare. All’alba il sole sorge sopra il portale fatto costruire dal faraone Nectanebo I formando il geroglifico akhet “orizzonte/ montagna di luce”, i raggi poi attraversano il corridoio centrale del tempio ed illuminano la sala ipostila dedicata al dio Amon, il Nascosto. Dopo 20 minuti i raggi colpiscono il sancta sanctorum del vicino tempio funerario della regina Hatshepsut  a Deir el-Bahari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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In India il 21 dicembre comincia il periodo di Uttarayana, il periodo del raccolto. Gli Induisti festeggiano questo momento con l’importante festa di Makar Sankranti, 21 giorni dopo il solstizio d’inverno, che in base alle antiche scritture vediche è il sacro giorno del passaggio, della trasmigrazione del sole dalla costellazione del Sagittario a quella del Capricorno, cominciando il suo cammino di risalita verso l’emisfero nord.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per gli Shintoisti in Giappone l’inverno è dovuto al ritirarsi in una grotta dell’oltraggiata dea del sole Amaterasu-o-mi-kami, la Grande Dea che splende nei cieli. Con uno stratagemma gli altri dei riuscirono a farla uscire dalla grotta, esattamente il 21 dicembre. Dal 15 al 25 dicembre i fedeli si recano a rendere omaggio e ringraziarla al santuario a lei dedicato ad Ise.

 

 

 

 

 

 

 

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In Cina l’esatta collocazione del solstizio d’inverno fu definita durante la dinastia Han, nel 200 d. C., da alcuni astronomi attraverso l’uso della meridiana. Nel 700 d.C durante la dinastia Tang viene ufficialmente istituita la festa di Dongzhì, l’estremo dell’inverno, così come il sole aumenta la sua intensità, allo stesso modo l’energia positiva dello yang ricomincia ad essere più forte, rispetto all’energia dello yin.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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In Perù, a Cusco, gli Inca festeggiavano il solstizio d’inverno con Inti Raymi, la festa del Sole, aspettando nella spianata del Sacsayhuamán il sorgere del sole, ed una volta accolto a braccia levate al cielo, si recavano al tempio dedicato di Coricancha, il Giardino d’oro, ad adorare il sole. Chiaramente lo festeggiavano a giugno…

 

 

 

 

 

 

 

 

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A questo punto non vi resta che scegliere il vostro posto preferito per poter ammirare lo spettacolo dell’alba o del tramonto, o perché no, entrambi.

Benedetta

 

Image credit:

(1)  http://pro.unibz.it/staff2/fzavatti/corso/img/analemma.jpg

(2)  https://www.archeomedia.net/wp-content/uploads/2012/12/1_soli_invicto_mitra3.jpg

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(4)  https://iranamaze.com/wp-content/uploads/2019/12/historical-yalda-painting.jpg

(5)https://mediterraneoantico.it/wp-content/uploads/2019/12/Il-sole-si-sorge-sul-portale-di-Nectanebo-I-quasi-a-formare-il-segno-geroglifico-Akhet-ph.-Nile-Magazine.jpg

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(7)https://egymonuments.gov.eg//media/4839/queen-hatshepsut-edit-001.jpg?center=0.5161290322580645,0.56934306569343063&mode=crop&width=1200&height=630&rnd=132594388900000000

(8)  https://images.indianexpress.com/2017/01/makar-sankranti-5-759.jpg

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