Dante, la gravità e i terrapiattisti

Io levai li occhi, e credetti vedere/ Lucifero com’io l’avea lasciato;/ e vidili le gambe in su tenere; / e s’io divenni allora travagliato, / la gente grossa il pensi, che non vede / qual’è quel punto ch’io avea passato.

 

Molti pensano che nel Medioevo la gente credesse che la terra fosse piatta: non è così, la gente colta, gli studiosi, i marinai, i mercanti che viaggiavano e conoscevano la geografia immaginavano una terra rotonda e non piatta. Lo stesso sistema Aristotelico-Tolemaico pone sì la terra erroneamente al centro dell’Universo con i Cieli che le ruotano intorno, ma la Terra è una sfera circondata da sfere, non è affatto una sterminata pianura. Quando Colombo salpò per cercare le Indie non pensava certo di trovare il bordo della Terra, forse lo credeva il suo equipaggio ma non certo lui né chi finanziò l’impresa.

Nella Divina Commedia Dante fa spesso riferimento al Cielo e ai fenomeni legati alla terra e all’Astronomia, rivelando la sua profonda (relativamente al periodo storico) conoscenza della materia. Certo anche Dante immaginava l’Universo come è descritto nel sistema Aristotelico-Tolemaico con la Terra al centro, ma è comunque una Terra rotonda, sferica, quella che lui ci descrive. La terra che sta immobile al centro mentre i pianeti e il Sole le girano attorno è comunque una sfera poiché l’Inferno descritto da Dante è una enorme voragine che si sviluppa in cerchi concentrici verso il centro della terra dove sta Lucifero, precipitato da Dio in fondo all’Inferno. Per contro sull’altro emisfero sorge come conseguenza della voragine la montagna del Purgatorio, dove infine, insieme a Virgilio, riemergerà per un pertugio tondo, “a riveder le stelle” che poi descriverà come la Croce del Sud.

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Così vediamo Dante aggrappato al collo di Virgilio che discende lungo il corpo di Lucifero che si trova infitto nel ghiaccio della Giudecca fino alle anche, mentre le gambe sono immerse nelle rocce sottostanti. Quindi i due sono costretti a seguire quella via per poter uscire dall’Inferno.

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Appigliò a se le vellute coste; / di vello in vello giù discese poscia/ fra il folto pelo e le gelate croste./ Quando noi fummo la dove la coscia si volge appunto in sul grosso de l’anche, / lo duca con fatica e con angoscia , / volse la testa ov’elli avea le zanche, / e aggrappossi al pel com’uom che sale, / sì che l’inferno i’ credea tornar anche. ………(Dante pensa che Virgilio abbia perso la direzione e voglia tornar su verso l’inferno)

Io levai li occhi e credetti vedere / Lucifero com’io l’avea lasciato; / e vidili le gambe in su tenere;

e s’io divenni allora travagliato, la gente grossa il pensi, che non vede / qual è quel punto ch’io avea passato.  ( Levati su………. Dice Virgilio a Dante che non capisce ancora esattamente cosa sia successo.

Ov’è la ghiaccia? E questi com’è fitto / si sottosopra…..Chiede ancora

Ed elli a me: “Tu immagini ancora/ d’esser di la dal centro, ov’io mi presi / al pel del vermo reo che’l mondo fòra di la fosti cotanto quant’io scesi; / quand’io mi volsi, tu passasti il punto/ al qual si traggon d’ogni parte i pesi;

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Dante quindi ha passato il punto (il centro della Terra) al qual si traggon d’ogni parte i pesi: ma questa, diremmo noi oggi, è la gravità che attrae ogni corpo verso il centro della Terra e che confonde Dante perché la forza che attirava in basso (al centro) adesso tira di nuovo in basso (sempre verso il centro della Terra) pure se ora sta scalando le gambe di Satana che gli appaiono rivolte all’insù, mentre il corpo che prima discendeva è ora sotto di lui! Quindi se si oltrepassa il centro della Terra ci troviamo nell’emisfero opposto e di nuovo la forza che prima ci tirava in basso, adesso ci tira ancora in basso ma sempre verso il centro della Terra.

Il cambiamento dovuto alla diversa direzione che determina il cambio dei pesi e che il sommo poeta ci descrive così bene, questa forza, è la gravità! Quello che descrive Dante e che ci sorprende con un pensiero davvero all’avanguardia per un uomo del ‘300 è un concetto che solo dopo oltre 300 anni Galileo riuscirà a capire e a descrivere e che poi Newton completerà con la sua teoria della gravitazione universale!

 

E dopo questa fase così sorprendente i due continueranno fino a uscire proprio vicino alla montagna del Purgatorio, che Dante colloca nell’emisfero opposto, e lo chiama emisfero, non l’altro lato del mondo e ci dice che lì è giorno quando da noi è notte, altro che Terra piatta!

E sé or sotto l’emisperio giunto,/ ch’è opposito a quel che la gran secca soverchia……

Qui è da man, quando di la è sera; …. salimmo su, el primo e io secondo,/ tanto ch’io vidi de le cose belle / che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo; e quindi uscimmo a riveder le stelle.

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Dedico questo scritto a tutti i terrapiattisti, che Dante definirebbe come la “gente grossa”, che pur usando tecnologie quantistiche tramite satelliti che girano intorno alla Terra (piatta) per comunicare con i loro smartphone, non credono ancora che la terra è rotonda!

 

Gianfranco Landini

 

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